lunedì 5 novembre 2012

Il giro di Taiwan in 5 giorni (3 parte)

La terza tappa del nostro viaggio ci porta a Taidong, una citta' brutta brutta sulla costa orientale dell'isola.
Siamo arrivati di notte e, stanchi anche dal viaggio, non siamo rimasti molto affascinati dal posto, che sembrava tetro e troppo decadente, se non proprio decaduto, o meglio deceduto.
Una strada principale con qualche ristorantino ancora aperto, due tre alberghi fatiscenti e un mercato notturno poco movimentato. Se non fosse per il night market, il posto sarebbe davvero una citta' fantasma, location perfetta per un film horror.
Case sgarrupate (che ancora non riesco a spiegarmi come facciano a resistere a terremoti e tifoni), facciate ammuffite di squallidi edifici vecchi senza stile, qualche persona qua e la' stanca di una giornata sempre uguale alle altre, che lentamente e apaticamente torna nella sua tana.
Cerchiamo un albergo, ma tutti ci sembrano terribili e quasi non possiamo credere ai nostri occhi che in una citta' non ci siano hotel dignitosi in cui passare una notte. Ci affidiamo quindi alla nostra guida turistica che scrive di un albergo "carino" dove dormire se ci si trova a Taidong. Ci andiamo e la qualita' e' le condizioni sono forse peggiori dei precedenti, ma il prezzo non e' male e siamo troppo stanchi per cercare ancora, inoltre non abbiamo molte speranze di trovare qualcosa di meglio, percio' paghiamo e saliamo in camera.
Tutte le stanze sono occupate da stranieri, ingannati anche loro dai consigli della guida.
La stanza e' davvero una schifezza, per non parlare del bagno, di cui tralascio la descrizione dei particolari. Ma l'atmosfera e' ancora piu' angosciante: luci a neon, pavimenti e muri all'apparenza instabile, tutto vecchissimo, forse appartenuto a chissa' quale avo del proprietario. I pavimenti sono cosi' storti che ho la sensazione di stare in barca e, ciliegina sulla torta, il nostro amico taiwanese prima di entrare recita una sorta di preghiera per gli spiriti maligni e chiede permesso di entrare ai fantasmi, che vivrebbero nella pensione indisturbati! Oh my god!- dicono gli anglosassoni. OHIMMENA!- dico io.
Vi lascio immaginare con che animo siamo andati a dormire. Igor non ha chiuso occhio, io ho ronfato tutta la notte, con mia grande sorpresa (evidentemente i fantasmi erano molto discreti e silenziosi e noi ospiti non troppo indesiderati).
il nostro fantastico hotel
La sera prima di andare a nanna, decidiamo di uscire a prendere qualcosa da mangiare e andiamo al mercato dove compriamo qualche banana per azzittire i lamenti del nostro stomaco. Al primo morso, improvvisamente si illuminano i nostri occhi, perche' il gusto di quel frutto e' qualcosa di estasiante: e' la banana piu' buona che io abbia mai mangiato in un tutta la mia vita! Cosi', per la prima volta e alla veneranda eta' di 32 anni, ho mangiato una vera banana. Tutte le altre sono surrogati, ve lo assicuro.
Avevo letto che Taidong fosse famosa per la frutta, ma non avrei mai creduto che fosse davvero cosi' buona.
Quindi questa citta' brutta brutta ha almeno una cosa positiva. Anzi due. La stazione vecchia che una volta attraversava la citta' e' molto carina e il paesaggio circostante e' davvero da lasciare senza fiato.






martedì 23 ottobre 2012

Il giro di Taiwan in 5 giorni (2 parte)

Dopo aver mangiato la pizza (e dopo un po' di nostalgia di casa) abbiamo deciso di non dormire a Tainan, anche perche' avevamo fretta di vedere tutta l'isola, percio' abbiamo preso il primo treno disponibile sino a Kaohsiung (o Gaoxiong, in cinese). Di questa citta' abbiamo visto solo la stazione, ma non avevamo voglia di grandi citta`, quindi avanti la prossima...
La destinazione successiva era Kenting, piu' lontana da raggiungere, poiche' all'estremo sud di Taiwan e, in mancanza di treni, l'unica opzione disponibile era l'autobus. A questo punto ci sono state proposte due alternative, corrispondenti a due tipologie ben distinte di mezzo:

1. autobus lento ma "safe" (sicuro)
2. autobus veloce ma pericoloso

Ovviamente quale abbiamo scelto? L'opzione 2, naturalmente! E grazie a qualche pia divinita' che non ci voleva ancora lassu' (troppa fatica stare dietro a questi due, scombussolerebbero anche il paradiso... o l'inferno- dipende dai punti di vista- avra' pensato) siamo arrivati a Kenting sani e salvi.
Si sa che la notte rende tutto piu' pauroso e minaccioso per certi aspetti, ma ha la capacita' anche di illudere e far sembrare un luogo bello e accogliente, con le sue luci soffuse, il gioco delle ombre e i riflessi della luna. Ecco, Kenting di notte ci e' sembrata carina. Guardandoci un po' intorno, siamo andati subito alla ricerca di un posto dove dormire (ah si', certo, logicamente non prenotiamo mai in anticipo e i nostri viaggi sono sempre un'avventura- giusto per stancarci un po' di piu'- ma vuoi mettere il gusto dell'ignoto, il non sapere cosa farai e dove starai con la certezza di un albergo, di un indirizzo preciso, di quello che ti aspetta?). Abbiamo visto diversi hotel, guesthouse, pensioni con vista sull'oceano, ma la maggior parte non avevano stanze disponibili. Cosi' alla fine abbiamo optato per un hotel senza vista sul mare e in perfetto stile.... greco! In effetti la facciata bianca con le cupolette azzurre ricordava molto la Grecia e, complice appunto la notte, eravamo a Santorini, anziche' a Taiwan!
La mattina seguente ci siamo lavati e vestiti in fretta e furia perche' era insopportabile l'idea di non sapere dove fossimo e siamo corsi fuori a fare un giro e a vedere di nuovo Kenting con la luce del sole, rivelatrice di verita', di crudele realta'. Una strada principale con alberghi e ristoranti, sulla cui architettura sorvoliamo (e' sempre la stessa: brutta, vecchia, insensata, priva di qualsiasi senso estetico), ma la natura per fortuna e' meravigliosa dappertutto qui. Insomma, dove ci mettono le loro mani, fanno danno. Questo posto dovrebbe essere un parco nazionale abitato solo dagli aborigini, cosi' com'era in origine.


Le spiagge vicino a Kenting non sono male, ma la sabbia e' scura e io, che sono salentina, mi accontento di poco e prediligo la sabbia bianca e il mare azzurro come il cielo. Quindi, dopo un bagnetto rinfrescante, proseguiamo e un posto chiamato "Baisha Beach" (in italiano Spiaggia Sabbia bianca) fa proprio al caso nostro.


Prendiamo un taxi, poiche' e' abbastanza lontana da Kenting, e dopo circa 15-20 minuti passando per campagne, foreste, spiagge varie, arriviamo a destinazione. Ebbene si', la sabbia e' proprio bianca e anche il mare e' molto bello. E' proprio una di quelle spiagge tropicali con le palme da cartolina e stranamente e' anche poco affollata.


Per fortuna gli orientali non amano prendere il sole, percio' questo angolo di paradiso e' tutto per noi, che ci crogioliamo come lucertole. Il mare pero' non e' amichevole come quello del Salento, ne' come quello della Croazia e della Grecia: e' l'oceano e fa un po' paura.
Apparentemente calmo, ogni tanto qualche corrente fa increscapare delle piccole onde sulla battigia, ma la  potenza e' tanta che ti travolge in un attimo (esperienza provata piu' volte quel giorno).
Passiamo tutta la giornata in spiaggia, ma una nuvola grigia improvvisa ci spinge a lasciare il mare e proseguire.Torniamo a Kenting, mangiamo un boccone e poi di nuovo in autobus. Di nuovo quello velocemapericoloso.

giovedì 18 ottobre 2012

Il giro di Taiwan in 5 giorni (1 PARTE)

Dopo quattro mesi di vita semisedentaria a Taipei, cominciavamo a sentirci un po' stretti, i piedi cominciavano a pruderci, il nostro corpo aveva bisogno di muoversi e i nostri occhi avevano necessita' di vedere. Assetati di novita', di colori, di luoghi e cuoriosi piu' che mai, abbiamo preparato lo zaino e siamo partiti.
Prima destinazione: Tainan. Le altre si sono definite man mano viaggiando e alla fine siamo riusciti a fare praticamente il giro dell'intera isola.
Tainan, come tutte le citta' taiwanesi (urbanisticamente parlando) non e' un granche', ma e' famosa per essere la piu' antica citta' di Taiwan. Fondata dagli olandesi nel XVII secolo, vanta piu' di 200 templi ed e' tantissimo, considerando che conta  circa 750 mila abitanti! Inoltre tutti i templi non sono mere attrazioni turistiche, ma la gente locale ci si reca davvero per pregare, offrire il cibo alle divinita', consultare gli indovini e, perche' no, riposare.
Ovviamente, volendo vedere quante piu' cose possibili in cosi' breve tempo, non potevamo dedicare piu' di un giorno ad ogni posto, ma siamo riusciti comunque a visitare alcune delle chicche che nasconde Tainan, prima fra tutte un'antica casa da te' giapponese."Nasconde" e' la parola giusta, visto che arrivarci sembra un'impresa impossibile da 007, trovandosi in un vicolo strettissimo dietro ad alcune case vecchie. Alla fine di mille ricerche e' stato solo grazie all'aiuto di un gentile signore che siamo arrivati a destinazione. E chi l'avrebbe mai scovata altrimenti?
Taiwan nella sua storia e' stata sotto il dominio giapponese nel periodo che va dal 1895 al 1945 circa e ancora oggi conserva alcuni aspetti della cultura nipponica, come questa casa da te', dove e' possibile "spiare" un angolo di Giappone.













La cerimonia del te' viene fatta da una ragazza in kimono che con i suoi gesti eleganti e sicuri incanterebbe chiunque e segue dei passaggi ben precisi alla fine dei quali il te' preparato viene servito agli ospiti. Il tutto e' molto scenografico e anche gli oggetti sul vassoio sono sistemati con un gusto raffinato del dettaglio.













Dopo esserci rifocillati un po', siamo usciti alla volta del piu' antico negozio di te' della citta', giusto per restare in tema.
La bottega e' rimasta cosi' com'era una volta (credo che non l'abbiano mai pulita dalla famosa apertura nel lontano 1860!) e ora la gestisce un'arzilla signora,  pro-pro nipote del fondatore.
Entrando, si ha come la sensazione di fare un salto nel passato e l'odore di polvere e di contentitori antichi, misti alle foglie di te' aiutano la fantasia a viaggiare in tempi lontani.









Lei sembra quasi una strega, intenta a preparare le sue pozioni magiche e conosce bene tutti gli effetti benefici di quelle foglie incantate, che riconoscerebbe a mille miglia di distanza solo respirandone una folata.
Tutta la bottega e' tappezzata di foto del bis-bis nonno, anziano conoscitore della pianta "magica" e da allora tutti i membri della sua famiglia si sono succeduti, sono nati e sono morti in questo negozietto, le cui mura conoscono piu' storie dei libri di favole.
I contenitori in cui ancora oggi viene conservato il te' hanno circa 200 anni!
Quante mani li hanno toccati, quanti racconti hanno sentito, quanti volti hanno visto, mi vengono i brividi... Meraviglia delle meraviglie!
E dopo essere passata dal vicolo piu' stretto di Taiwan, dopo aver mangiato uno squisito ghiacciolo al limone (fatto in casa con i limoni veri, belli, succosi, tropicali), dopo aver visto come si confezionano gli zoccoli tradizionali giapponesi, una puntatina al tempio dovevo farla. Cosi', tra tutti, abbiamo scelto di vedere il tempio di Confucio, nel cui bellissimo giardino si trovano anche degli alberi di banyan secolari.
La serata e il primo giorno di viaggio si sono conclusi in maniera molto "occidentale". Sulla strada per andare in stazione a prendere il treno per un'altra destinazione, la nostra attenzione e' stata rapita da un buffo camioncino che, invece di vendere spuntini locali, aveva annesso un forno di pietra made in Tainan. Insomma, una vera e propria pizzeria ambulante! E i pizzaioli, una simpatica coppia, si dividevano i compiti: lei preparava la pasta e il condimento e lui infornava. Devo ammettere che la pizza era proprio buona!
Evviva l'Italia... e Taiwan!



mercoledì 3 ottobre 2012

Un indovino mi disse...

Ebbene sì, sono andata dall'indovino. Una specie di indovino.
In tutti questi anni in Asia non l'avevo mai fatto anche se il pensiero e' sempre stato costante. C'è da dire che in ogni caso non era quello che mi aspettavo. Non c'era un vecchio saggio con la barbetta lunga e bianca e il vestito tradizionale cinese capace di predire il futuro, vedere il passato e leggere i segni del volto e delle mani. Questo era un po' diverso, era l'indovino del tempio, che più che indovino era un dispensatore di consigli di vita.
Il tempio dove sono andata si chiama Xing Tian Gong (行天宫) ed è il più famoso tra i locali, che vi si recano per pregare, interrogare i "veggenti" e per "pulirsi" delle energie negative.
Una volta entrati, si devono rispettare delle regole e un procedimento ben preciso.
Prima di tutto si portano le offerte di cibo agli dei e si posano su un tavolo enorme posizionato al centro del tempio, poi si va da alcune nonnine che distribuiscono incenso, in seguito ci si mette in fila per fare le domande. Sì, in fila, perché c'è un sacco di gente ansiosa di risposte ai quesiti della vita.
offerte al tempio
incenso per tutti
i devoti si presentano e interrogano
le mezze lune
Quando arriva il tuo turno, peschi delle mezze lune di legno rosse da un contenitore e fai le tue domande rivolto alla statua del Buddha. Devi però far finta di parlare con un ipotetico indovino (e non con Dio che ti sta di fronte, in quanto è solo colui che darà o meno il permesso all'indovino di rispondere), quindi ti presenti, gli dici da dove vieni e poi cominci con la prima domanda. Getti a terra le mezze lune che ti daranno la prima risposta: se Dio vorrà che l'indovino ti risponda, una sarà capovolta e l'altra no, se non vorrà saranno entrambe girate, ma se è incavolato per la tua domanda, le mezze lune saranno capovolte.
Ecco, questo ovviamente è successo a me.
La mia domanda era forse troppo impertinente. In effetti, ripensandoci, solo un esperto di magia nera avrebbe potuto rispondere al mio quesito e ho anche dei dubbi su quest'ultimo. Le riprendo e riformulo un'altra domanda. Nulla, non vuole rispondere nemmeno a questa. Alla fine non so cosa chiedo, perché nel frattempo mi sono persa col cinese (ah, sì, certo... ovviamente Dio e l'indovino parlano cinese, perciò le presentazioni e le domande devono essere fatte rigorosamente nella loro lingua!), ma stranamente a quest'ultima domanda decide che mi è permesso ottenere una risposta. Detto tra noi, credo di non aver chiesto nulla e questa "domanda" finalmente gli è piaciuta!
bastoncini di legno numerati
Così, tutta contenta, vado a prendere un bastoncino di legno che mi darà il numero corrispondente al responso. Il 46. Entro nella stanza degli indovini, consegno il foglietto pieno di caratteri tradizionali incomprensibili e il mio "indovino" non è proprio come l'avevo immaginato: è giovane e non mi dice nulla del mio futuro, né vede niente del mio passato, ma legge la scritta e mi dà dei consigli.
"Non devo stressarmi e innervosirmi per cose futili, ma devo vivere la vita e il rapporto con gli altri serenamente. Solo in questo modo riuscirò ad affrontare i problemi che la quotidianità mi presenta".
Tutto qui?

l'indovino
Non molto soddisfatta continuo il percorso e mi rimetto in fila per le popo (婆婆 in cinese, le "donne anziane" o "suocere", che rappresenterebbero le donne sagge della famiglia capaci con la loro energia positiva di abbattere tutte le forze del male. Le suocere? Mah, in Occidente è un po' diverso!), le quali hanno il compito di scacciare il malocchio e le energie negative facendo dei movimenti particolari con i bastoncini di incenso nelle mani.
Così alla fine di questa giornata non proprio soddisfacente, mi faccio almeno purificare e... voglio credere che la mia popo ci sia riuscita.


via il malocchio!

mercoledì 5 settembre 2012

Una giornata a Maokong

Maokong, in cinese 猫空, e' un sobborgo di Taipei famoso per le sue splendide montagne e per le piantagioni di te'. Il nome, che alla lettera significa "gatto vuoto", deriva dalla lingua taiwanese hakka e sta ad indicare dei buchi nelle rocce provocati dall'azione erosiva dell'acqua che sembrerebbero graffi o zampe di gatto. Per arrivarci si prende una funivia e vi assicuro che lo spettacolo che si gode da lassu' e' mozzafiato, nel vero senso della parola, infatti non respiravo piu' e sono stata in apnea quasi per tutto il tragitto.
Io, che non amo particolarmente le altezze, ero a dir poco terrorizzata e ho pregato tutti gli dei di cui ricordo il nome perche' arrivassimo presto, oltre che sani e salvi. A qualcuno era venuta l'infelice idea di prendere la funivia che ha anche il pavimento in vetro, dalla quale si ha proprio la sensazione di essere sospesi nel vuoto, poi per fortuna c'era da fare una fila lunghissima (qualche Dio mi ha ascoltato) e si e' optato per quella normale. Grazie al cielo, perche' altrimenti credo che sarei arrivata cadavere a Maokong!
enjoy the view!
Ecco a sinistra la vista spettacolare delle montagne e il terrore sul mio volto, anche se nei rari e brevissimi momenti in cui ho aperto gli occhi ho appurato che tutti erano madidi di sudore.
Eravamo davvero sospesi nel nulla, vicinissimi alle nuvole e sotto di noi solo la fittissima foresta tropicale e le montagne, persino i grattacieli sembravano dei puntini e mi sembrava di stare in uno di quei film tanto cari ai cinesi in cui i protagonisti volano tra le cime dei monti picchiandosi, tipo "La tigre e il dragone" o "La foresta dei pugnali volanti". Per allietare il tutto soffiava un vento che dondolava "dolcemente" l'ovovia. Peccato per la paura, che non mi ha permesso di godere del paesaggio se non dopo, guardando le foto che Igor aveva scattato.
Arrivati tutti integri, sebbene un po' spossati dal "viaggio", ci siamo incamminati senza meta per le viuzze di Maokong dove sterminate piantagioni di te', alberi, piante di ogni tipo e innumerevoli ristoranti e case da te' mi hanno totalmente rapito, non sapendo piu' dove andare, cosa guardare e fotografare tanto era la bellezza della vista.
Un posto davvero incantevole e una natura incontaminata e a tratti quasi paradisiaca. Questo e' cio' che ti aspetta dopo il tormentato viaggio, percio' direi che ne vale la pena. La quiete dopo la tempesta.























E' stato molto emozionante e interessante vedere le piantagioni del mio adorato te' dal vivo e prima d'ora conoscevo solo le foglie gia' essiccate e pronte per l'infusione.
In tutta l'area poi si respira un fantastico odore di te' che proviene non solo dai campi, ma anche dalle case da te' e dai ristoranti. Si' perche' qui tutti i cibi si cucinano con le foglie di questa "magica" pianta e il gusto e' una goduria dei sensi.
tutti i piatti a base di te'
zuppa di te', funghi, pollo e goji



gamberetti alle foglie di te'















Dopo la deliziosa cena in un ristorante con vista sulla citta', i proprietari ci hanno offerto dei ghiaccioli e anche questi erano al te' verde. Davvero ottimi e rinfrescanti!
Arrivata la sera il panorama diventa ancora piu' suggestivo: tutta la valle si colora di mille lucette e Taipei sembra un presepe in mezzo alle montagne. Una sosta in un bar che si affaccia su questo bellissimo scenario e direi che la giornata e' stata davvero rilassante e salutare (ritorno in funivia a parte!).



mercoledì 22 agosto 2012

Al tempio

pagode del tempio Longshan
Una delle cose che mi piace fare di piu' quando sono in Asia e' visitare i templi. Non perche' io sia credente, ma perche' sono belli, colorati, profumati, vivaci e impregnati di un'atmosfera di calma e pace che mi rilassa molto. Inoltre e' proprio un piacere per gli occhi e per i sensi guardare le pagode dipinte in mille colori, le sculture intagliate sui tetti (ognuna con un significato particolare), i fiori, i bonsai, le statue maestose delle divinita' che ti guardano con occhi benevoli, i Buddha sorridenti e panciuti che ti mettono il buon umore.
Non posso certo dire la stessa cosa delle nostre chiese, che gia' da bambina mi incutevano timore e ansia con i loro interni bui, le statue vestite di nero, Madonne in lutto, Gesu' in croce sanguinanti e sofferenti, Santi anemici e afflitti e storie di morte, tradimenti e giudizi universali.
Ma perche' tanta tristezza? Non basta forse quella terrena?
Per non parlare poi dei nostri preti, che con voce cavernosa leggono racconti incomprensibili, ripetono mille volte le stesse cose, cantano come se avessero mal di pancia e ti dicono cosa fare e cosa non fare. Una tortura per me.
Ricordo che da piccola, quando la nonna mi portava qualche volta in chiesa, per ammazzare il tempo e cercare di distrarmi dai "mostri" di alabastro che mi guardavano minacciosi, cercavo di immaginare ombre divine e apparizioni e dicevo poi di aver visto la Madonna o Gesu'. Ovviamente nessuno ci credeva, nemmeno i credenti.
I templi in Asia sono diversi, non c'e' nessuno a far la predica, non ci sono preti a farfugliare. La gente e' libera di andare, pregare la divinita' che piu' gli e' cara, sedersi sui gradini a dormire, recitare i mantra, chiacchierare. Negli occhi solo un'esplosione di colori sgargianti e nel naso i profumi piu' svariati.
rosario buddhista


offerte al tempio


Ci sono poi diverse divinita' per diversi bisogni: c'e' quella che protegge le donne, quella per i pescatori, per i malati, per gli studenti, quella che porta soldi, etc., e la gente regala offerte di cibo, dalla frutta ai biscotti, dal riso alla carne.
I devoti prendono dei mazzetti di incensi profumati e, dopo averli accesi in appositi contenitori di fiamme, vanno al centro del tempio e pregano inchinandosi quattro volte e rivolgendosi ai quattro punti cardinali. Dopodiche' inseriscono gli incensi negli incensieri, che sono sempre decorati con splendide figure della tradizione orientale.
incensiere con dragoni
Ieri mattina sono andata al tempio Longshan e ho fatto la stessa cosa, ma, buttando i miei tre bastoncini di incenso, ho espresso tre desideri. Un po' come si fa da noi vedendo una stella cadente. Spero che Buddha non mi punisca per questa azione profana! Ma lui non fa il giudice di professione, come Dio, sorride e basta.
In quasi tutti i templi buddhisti c'e' poi un ristorante. Una sorta di mensa per i monaci dove il cibo e' rigorosamente vegetariano e chiunque puo' concedersi una piacevole pausa ristoratrice e gustarne le prelibatezze.
Quando vivevo a Shanghai, spesso la domenica mattina mi recavo al tempio Longhua e dopo
aver bruciato qualche incenso ed espresso i miei desideri, mi fermavo a mangiare una squisita zuppa di funghi, carote, toufu e spaghetti, cosi' mi sentivo in pace con me stessa e pronta per ricominciare nel migliore dei modi la settimana.

martedì 14 agosto 2012

Libreria di notte

Se non fosse per la natura tropicale rigogliosa, splendida, scoppiettante di colori, Taipei lascerebbe molto a desiderare. L'architettura e' obsoleta, sebbene ci siano degli edifici nuovi e moderni. Pochi, ma buoni. E costosi anche.
La citta' e' pero' ricca di contenuto, nonostante la facciata non sia cosi' allettante e, al contrario di Shanghai (che offre un meraviglioso skyline, ville coloniali splendide, grattacieli futuristici tra i piu' belli, ma e' un ammaliante contenitore vuoto), Taipei e' una citta' dalle mille risorse ed oltre ad avere una delle piu' belle librerie del mondo, una delle piu' belle biblioteche ecosostenibili, ha anche una delle prime librerie aperte 24 su 24. Insomma, tutto e' all'insegna dei libri e della cultura. E io ci sguazzo.
Eslite Bookstore e' una catena importante di librerie sparse in tutta Taiwan dove si possono trovare numerosi libri anche in lingue straniere e qui a Taipei c'e' la sede piu' grande e fornita.
Sabato alle 3 di notte ho pensato bene di fare un giretto per concludere la serata passata con gli amici e, con mio grande stupore, era piena di gente! Chi studiava e prendeva appunti su un enorme tavolo, chi seduto a terra era immerso completamente in qualche storia di un romanzo preso da uno scaffale qualsiasi, vecchi e giovani erano concentrati sui loro libri e non sembravano per nulla stanchi o assonnati.
Ho pensato che in Italia probabilmente non funzionerebbe e di sicuro nessun giovane preferirebbe passare la serata in libreria invece che in discoteca o in un pub, a parte qualche folle insonne. Percio' le cose sono due: o la popolazione taiwanese soffre di disturbi del sonno per un difetto genetico o semplicemente la loro mente funziona diversamente dalla nostra e stare in libreria e' considerato piu' interessante di bere una birra in un pub buio e puzzolente senza comunque poter comunicare per via della musica a tutto volume (tra l'altro all'interno di Eslite c'e' un bar, pure quello affollato, e un bellissimo sottofondo musicale).
Anche Igor ci ha provato: ha preso dei libri, si e' seduto a terra e ha cominciato a leggere. Peccato che dopo aver fatto un giro perlustrativo, l'abbia trovato quasi steso e in uno stato di semincoscienza!
Igor ancora lucido
Ci sono talmente tanti libri da sentirsi quasi storditi. Si va dall'arte alla cucina, dalla calligrafia ai romanzi, dalla letteratura cinese a quella americana e ho trovato anche molti autori italiani tradotti in cinese o in inglese.
Il fatto di non conoscere il cinese tradizionale mi irrita alquanto, poiche' mi rende inaccessibile la maggior parte dei libri di cultura orientale a cui sono interessata. Mi dovro' accontentare di qualche edizione tradotta, consapevole che non sara' la stessa cosa, ma sono felice perche' quandunque ne abbia voglia, posso andare da Eslite, scegliere qualche libro, sedermi a terra e immergermi in qualche racconto, in una storia o in qualche foto senza che nessuno mi disturbi o mi mandi via.