mercoledì 26 dicembre 2012

Gli aborigeni di Taiwan


Gli aborigeni di Taiwan sono un capitolo importante della storia di Taiwan e provero' a spiegare a grandi linee chi sono e da dove vengono (spero di riuscire a dare un'idea, seppur generale, della loro storia).
E' essenziale sottolineare che gli aborigeni taiwanesi non sono cinesi, ma fanno parte del ceppo delle popolazioni austronesiane, che includono filippini, indonesiani, polinesiani, hawaiiani, maori, abitanti delle isole Fiji, quindi buona parte del sud est asiatico e dell'Oceania.
Alcuni studiosi ritengono che la terra d'origine degli austronesiani sia proprio Taiwan.
Come si vede dalle foto, i tratti somatici degli aborigeni taiwanesi non sono gli stessi di quelli cinesi. La pelle e' piu' scura, gli occhi piu' grandi e gli uomini con le loro chiome scure e lunghe ricordano gli indiani d'America. In effetti potrebbe esserci una discendenza comune anche con gli Indios, dal momento che sono stati attestati flussi migratori  attraverso l'oceano Pacifico che avrebbero portato popolazioni asiatico-melanesiane (la Melanesia e' una delle regioni dell'Oceania, che comprende la Nuova Caledonia, le isole Fiji, la Nuova Guinea, le isole Salomone e le Vanuatu, oltre all'arcipelago delle Bismarck) in America e il ritrovamento di alcuni crani in California ha fatto ipotizzare una parentela dei nativi americani con popolazioni dell'Asia meridionale.
Gli attuali aborigeni taiwanesi sono i discendenti delle popolazioni che abitavano Taiwan prima della colonizzazione e che nulla hanno a che vedere con il popolo cinese.
Le tribu' aborigene riconosciute dal governo di Taiwan sono 14, ma esistono altri gruppi. La foto seguente mostra la suddivisione per aree geografiche.
Sono stata in due villaggi aborigeni e alcune delle caratteristiche che li contraddistinguono dagli altri villaggi taiwanesi sono le case e i muri  decorati con disegni bellissimi e coloratissimi e le chiese sparse un po' ovunque, poiche' gli aborigeni di Taiwan sono cristiani.
Quasi tutti gli aborigeni, sia uomini che donne, hanno l'abitudine di masticare il betel, il "chewing gum del sud-est asiatico". Si tratta di una noce di areca attorcigliata in una foglia di betel precedentemente spennellata con della calce commestibile e che, masticata, darebbe un effetto stimolante, euforizzante, spezza-fame, aumenterebbe la concentrazione e darebbe sensazioni di benessere fisico e psichico. Insomma, una droga molto leggera, che spesso viene paragonata alla nostra abitudine di bere il caffe' o al masticare foglie di tabacco.
Molto diverso, invece, il risultato di questo masticamento: tutti coloro che mangiano il betel, infatti, hanno un caratteristico "sorriso rosso", dato dal succo color sangue che viene fuori dalla noce. Il betel, aumentando la salivazione, costringe a sputare in continuazione e qui a Taiwan  per strada si vedono spesso chiazze rosse che danno uno strano effetto pois all'asfalto.
Le bocche dei masticatori di betel non sono molto piacevoli da guardare: rivoli rossi ai lati, tipo vampiro e sorrisi sdentati gli danno un aspetto un po' inquietante. Oltre al problema estetico, questa abitudine provoca lesioni gengivali ed e' stato appurato che aumenti il rischio di cancro orale, ma la gente sembra non curarsene piu' di tanto.
Nella foto io e Igor siamo a Dulan, a casa di un aborigeno, un artista che lavora il profumatissimo legno di canfora e che ama masticare la noce di betel, come dimostra il colore rosso vermiglio delle sue labbra.
io, Igor e A-Pao
Lui si chiama A-Pao e ha un piccolo studio, dove crea oggetti e contentitori di legno dalle forme piu' svariate. Non ha tatuaggi sul viso, poiche' questa pratica e' stata abolita durante il dominio giapponese. Ma, come si vede nelle foto in alto, alcuni aborigeni hanno ancora adesso i tipici tatuaggi facciali. Gli uomini di solito hanno una linea al centro della fronte e del mento, mentre quelli delle donne sono piu' complessi, poiche' prevedono anche una linea orizzontale a continuare il disegno della bocca sino alle guance.
aborigeno Atayal
I tatuaggi nella cultura aborigena taiwanese non hanno solo una funzione estetica, pertanto non sono solo simbolo di bellezza, ma indicano il passaggio all'eta' adulta e rapprensentano anche una sorta di lascia passare indispensabile per ingraziarsi gli spirti degli antenati dopo la morte.
Dulan, bambino aborigeno Amis
Abbiamo conosciuto l'aborigeno della foto a destra al parco nazionale "Taroko" (che nella lingua aborigena significa "magnifico e bello"), antico territorio delle tribu' Atayal e una delle Gole piu' affascinanti e spettacolari, con le sue viste mozzafiato e le pagode abbarbicate sulle rocce. Lui e' un musicista abbastanza famoso a Taiwan, che suona gli strumenti tradizionali fatti di bambu'.
Oggi molti aborigeni si sono trasferiti nelle citta' per lavorare come manodopera soprattutto nell' ambito edile e quelli che restano nei villaggi d'origine, in montagna o sulla costa, spesso si  occupano di turismo, molte volte con la triste conseguenza della mercificazione della loro cultura indigena allo scopo di guadagnarsi da vivere.
Negli ultimi tempi sono diventati quasi un modello da seguire, soprattutto tra i giovani taiwanesi, per il loro stile di vita piu' sostenibile ed ecologico a contatto con la natura.


La loro musica e' molto ascoltata a Taiwan e una canzone in particolare e' molto famosa anche da noi. Cantata da una coppia di anziani aborigeni Amis, Difang e Igay Duana (marito e moglie), divento' un testo in voga nella meta' degli anni '90, periodo delle Olimpiadi di Atlanta. 




* Un brevissimo resoconto storico per capire meglio la storia di Taiwan:
[Dopo la colonizzazione europea (1623-1662) e l'occupazione cinese Ming, Taiwan divenne una colonia dell' impero cinese in seguito alla conquista del governo Qing (1683), ma dopo la guerra sino-giapponese e la successiva sconfitta cinese, la Cina fu costretta a cedere all' impero giapponese l'isola di Taiwan e le isole Penghu (le piu' famose isole Pescadores), divenendo quindi colonia giapponese dal 1895 al 1945. In questo periodo gli aborigeni, come anche i taiwanesi, attraverso la polica di repressione giapponese, furono "educati" e durante la Seconda Guerra Mondiale furono assoldati dai giapponesi, rivelandosi i soldati piu' coraggiosi e audaci che l'impero nipponico avesse mai avuto. Alla fine della guerra, il Giappone fu costretto dagli Alleati della Seconda Guerra Mondiale a cedere Taiwan, cosi' l'isola torno' alla Cina].



martedì 27 novembre 2012

Il giro di Taiwan in 5 giorni (4 parte)

Lasciata finalmente Taidong, ci dirigiamo verso Dulan. Prendiamo un autobus che in circa mezz'ora arriva a destinazione, passando per la costa che offre panorami mozzafiato. Spiagge bianche e palme altissime con ciuffi sbarazzini, abitazioni colorate e come sfondo sempre il mare. Un mare enorme e profondo.


Arriviamo a Dulan, piccolo villaggio aborigeno vicino all'oceano Pacifico, che leggo sulla guida essere un po' quello che era Goa per gli occidentali negli anni '70, un paradiso per nostalgici "figli dei fiori". E infatti pur essendo cosi' piccola, ci sono diversi stranieri che si sono stabiliti da soli o insieme alle consorti taiwanesi alla ricerca di una vita piu' ecosostenibile, a contatto con la natura e alla ricerca di quella pace interiore che forse la citta' e il loro Paese di origine non riesce a dargli.
Il villaggio e' costituito da un viale principale dal quale si diramano stradine secondarie che portano al mare o in montagna. Ci incamminiamo senza meta e incontriamo un uomo indiano che parla perfettamente cinese e siede con locali per strada. Avra' piu' di 60 anni e vive la' con la moglie taiwanese. Hanno un ristorante indiano. Incontriamo anche un ragazzo italiano in bici. E' ingegnere e a Dulan ha aperto una pizzeria. Lui e la sua ragazza, che vive a Taipei, sono diventati nostri amici. Poi c'e' Marino, un americano di origini italiane che si e' inventato una fabbrica di pane! Roman e' invece un artista canadese proprietario di un ostello insieme alla moglie. E la lista e' lunga... Insomma, questo posto e' un concentrato di gente diversa e di storie.
Continuiamo la nostra passeggiata, esplorando stradine semideserte sulle quali si affacciano case colorate e, qua e la', qualche statua o segnaletica a ricordarci che Dulan e' anche un villaggio aborigeno, abitato dagli Amis. Questa tribu' del ceppo austronesiano e' una delle piu' numerose comunita' aborigene nella East Coast.
Ma gli aborigeni di Taiwan meritano un capitolo a parte, quindi attendete...
casa tradizionale aborigena




Questa volta decidiamo di non fermarci più a dormire a Taidong, ma proseguiamo il nostro viaggio di ritorno verso casa, facendo un piccolo stop in una cittadina fondata durante la dinastia Qing, di nome Jiufen. Situata su un promontorio e difficilmente raggiungibile in passato, rimase sconosciuta sino alla scoperta dell'oro durante l'occupazione giapponese nel 1893. Molte delle sue abitazioni sono rimaste intatte e la loro architettura ricorda l'influenza giapponese di quel periodo. Durante la seconda guerra mondiale molti prigionieri furono costretti ai lavori forzati nelle miniere di oro di Jiufen, ma dopo la guerra l'attività di estrazione dell'oro andò in declino.
Oggi Jiufen resta una famosa attrazione turistica per le sue viuzze con i vecchi caffè e negozietti in stile giapponese e per la sua stupenda vista sull'oceano.




mercoledì 14 novembre 2012

Spettiniamoci

Un piccolo intermezzo, un estratto di un discorso di Mafalda, personaggio dell'omonimo fumetto scritto e disegnato dall'argentino Joaquín Lavado. 

Perche', in fondo, anche viaggiare... spettina.

 



"Oggi ho imparato che bisogna lasciare che la vita ci spettini, perciò ho deciso di vivere la vita con maggiore intensità. Il mondo è pazzo. Decisamente pazzo. Le cose buone, ingrassano. Le cose belle, costano. Il sole che ti illumina il viso, fa venire le rughe. E tutte le cose veramente belle di questa vita, spettinano.

- Fare l'amore, spettina.

- Ridere a crepapelle, spettina.

- Viaggiare, volare, correre, tuffarti in mare, spettina.

- Toglierti i vestiti, spettina.

- Baciare la persona che ami, spettina.

- Giocare, spettina.

- Cantare fino a restare senza fiato, spettina.

- Ballare, fino a farti venire il dubbio se sia stata una buona idea metterti i tacchi alti stanotte, ti lascia i capelli irriconoscibili.

Quindi, ogni volta che ci vedremo, avrò sempre i capelli spettinati. Tuttavia, non dubitare che io stia vivendo il momento più felice della mia vita. E' la legge della vita: sarà sempre più spettinata la donna che scelga il primo vagoncino sulle montagne russe di quella che scelga di non salire. Può essere che mi senta tentata di essere una donna impeccabile, pettinata ed elegante dentro e fuori. Questo mondo esige bella presenza: pettinati, mettiti, togliti, compra, corri, dimagrisci, mangia bene, cammina diritta, sii seria... forse dovrei seguire le istruzioni, però quando mi ordineranno di essere felice? Forse non si rendono conto che per risplendere di bellezza, mi devo sentire bella. La persona più bella che possa essere! L'unica cosa veramente importante: quando mi guardo allo specchio, vedo la donna che devo essere. Perciò, ecco la mia raccomandazione a tutte le donne: abbandonati, mangia le cose più buone, bacia, abbraccia, balla, innamorati, rilassati, viaggia, salta, vai a dormire tardi, alzati presto, corri, vola, canta, fatti bella, mettiti comoda, ammira il paesaggio, goditela e, soprattutto, lascia che la vita ti spettini!
Il peggio che può succederti è che, sorridendo di fronte allo specchio, tu debba pettinarti di nuovo!" 
Mafalda

La Grande Muraglia, Pechino