lunedì 14 dicembre 2015

5 libri da regalarsi o da regalare a Natale

Natale e`alle porte e un buon libro e`sempre un regalo gradito da chi sa apprezzarne l'insostituibile compagnia.
Per me rappresenta più di una semplice lettura: è il mezzo grazie al quale viaggio senza prendere aerei, treni o navi ed è anche la mia medicina. Insomma, un libro e`la panacea di tutti i mali, la mia più efficace terapia. Pertanto non riesco a pensare a un regalo più bello di questo in un periodo per di più adatto alla lettura. Cosa c'e`di meglio, infatti, di leggere un bel libro coinvolgente davanti a un caminetto acceso, seduti su una comoda poltrona e riscaldati da una coperta di lana, una tazza di te`e alla luce calda del fuoco?
Ovviamente non potevo non consigliarvi dei titoli legati all'Asia e per tutti coloro che si avvicinano a questa parte di mondo così affascinante e ricca di storia e di cultura, ho scelto 5 libri che vi faranno viaggiare restando comodamente seduti a casa vostra.


1. Un indovino mi disse, di Tiziano Terzani
(CINA, THAILANDIA, SINGAPORE, CAMBOGIA, LAOS, MALESIA, VIETNAM, MONGOLIA, RUSSIA)

Scritto da Tiziano Terzani, giornalista che visse 30 anni in Asia, e` il racconto di un anno, il 1993, passato in viaggio senza mai prendere l'aereo, dopo che un indovino di Hong Kong gli predisse che avrebbe corso un serio rischio di morire se avesse volato. La profezia diventa per Terzani un'occasione per vivere la sua vita in una maniera diversa, così ne approfitta per viaggiare prendendo tutti i mezzi possibili, tranne l'aereo. Questa magnifica esperienza diventa un libro pieno di storie, di leggende, un interessante e ricco reportage di questo grande continente che e` l'Asia.

"La profezia era la scusa. La verità è che uno a cinquantacinque anni ha una gran voglia di aggiungere un pizzico di poesia alla propria vita, di guardare al mondo con occhi nuovi, di rileggere i classici, di riscoprire che il sole sorge, che in cielo c’è la luna e che il tempo non è solo quello scandito dagli orologi. Questa era la mia occasione e non potevo lasciarmela scappare" 


2. Cigni selvatici. Tre figlie della Cina, di Jung Chang 
(CINA)


Ho letto questo romanzo quando ero adolescente, proprio perché quasi digiuna di Cina, volevo sapere quanto più possibile riguardo a questo immenso Paese.
Scritto da Jung Chang, e` la storia di tre generazioni di donne (la nonna, la madre e l'autrice stessa), le cui vite ripercorrono un secolo di storia cinese.
Più che un semplice libro, e` un viaggio nel tempo dall'epoca dei signori della guerra, all'occupazione giapponese, poi russa, dalla guerra tra comunisti e Kuomintang alla Lunga Marcia di Mao, fino alla Rivoluzione Culturale. Eventi storici che si intrecciano con le vicende e le storie di queste tre forti donne.




3. L'amante, di Marguerite Duras
(INDOCINA)

Questo e`uno di quei libri che seppur non abbiano propriamente cambiato la mia vita, di certo l'hanno influenzata.
Ero poco più che tredicenne quando lo lessi la prima volta e ne fui profondamente colpita per la potenza delle parole e dei sentimenti.
Ho dedicato un post a parte a questo romanzo, in occasione del mio viaggio a Saigon, citta` in cui e`ambientata la storia.

Ecco il link al post: http://asia-monamour.blogspot.tw/2015/10/saigon-je-taime.html

(Da leggere ascoltando la musica che fa da colonna sonora al film tratto dal romanzo e che ho inserito nel blog).


4. La maga delle spezie, di Chitra Banerjee Divakaruni
(INDIA)

"Cannella bruna e calda quanto la pelle per aiutarti a trovare qualcuno che ti prenda per mano. Seme di coriandolo, sferico come la terra, per farti veder chiaro. Trigonella contro la discordia. Zenzero per il coraggio profondo di chi sa quando dire no…"

E` la storia di Tilo, una donna misteriosa arrivata in America dall'India dopo un lungo viaggio. Lei non e`una donna qualsiasi, e` una profonda conoscitrice delle spezie e delle loro proprietà e nella sua bottega prepara pozioni e incantesimi per curare l'anima dei suoi clienti, soprattutto di quelli che, come lei, hanno lasciato la loro terra natìa. Un viaggio olfattivo, una favola sull'amore e sulla magia dei sentimenti umani, un libro di quelli che quando lo chiudi, senti ancora addosso l'odore di zenzero e cannella. 



5. Il Dio dell'Asia. Religione e politica in Oriente. Un reportage, di Ilaria Maria Sala
(CINA, MONGOLIA INTERNA, XINJIANG, MACAO, COREA DEL NORD, COREA DEL SUD, TAIWAN, SINGAPORE, LAOS, FILIPPINE, INDONESIA E MALESIA)

Una bellissima ed interessante collezione di reportage di 11 Paesi dell'Asia orientale alla scoperta di etnie, storie, culture, religioni e lingue diverse che caratterizzano quest'area geografica così lontana da noi.
Grazie a interviste, testimonianze e assistendo a vari rituali l'autrice ci da`una visione di quelle che sono le varie religioni praticate in questi luoghi e i loro rapporti complessi con i governi locali. Religione e politica in oriente, partendo proprio dalla spiritualità per conoscere e capire culture diverse dalla nostra.


sabato 5 dicembre 2015

Ricordi nel vento

nomade tibetana


Non ricordo più il suo nome, ma ricordo benissimo quella mattina di undici anni fa in un remoto villaggio del Tibet. 
Lei era una nomade tibetana, aveva poco più di vent'anni e cavalcava un cavallo bianco con una naturalezza incredibile, come se quell'animale fosse un prolungamento del suo corpo. Correva come una dannata insieme a due amici con i loro rispettivi cavalli. Era bellissima. 
Si fermo`incuriosita da me e dai miei capelli e occhi da straniera. Parlava il cinese e chiacchierammo per un po'. Le scattai questa foto. Le dissi che mi piacevano i suoi orecchini d'argento, il colore del foulard che aveva sulla testa, abbagliante come i suoi occhi. Rise e mi prese la mano. Volle sapere il mio nome, che ripete`come un mantra. Poi io sali`in macchina, dovevo andare. La salutai e lei mi sorrise. Ricordo che a un certo punto mi girai e dal finestrino la vidi con i suoi amici rincorrere la jeep al galoppo, gridando il mio nome.

Ogni tanto mi piace immaginarla in quella steppa senza fine in sella al suo cavallo bianco, libera come il vento.

venerdì 23 ottobre 2015

Saigon, je t'aime.



"Si sarebbe potuto credere che amasse quel dolore, che lo amasse come aveva amato me, profondamente, forse fino a morirne, e che adesso lo preferisse a me. A volte diceva che voleva accarezzarmi perché sapeva che ne avevo una gran voglia e voleva guardarmi quando arrivava il piacere. Lo faceva, mi guardava e mi chiamava la sua bambina. Avevamo deciso di non vederci più, non era possibile, non era stato possibile. Ogni sera lo trovavo davanti al liceo, nell’automobile nera, il volto girato per la vergogna". (Da "L'amante", di Marguerite Duras)

Avevo circa 13 anni quando lessi per la prima volta questo romanzo. Si`, per la prima volta, perché poi ne seguirono altre. 
Ero poco più che una bambina, ma già matura per capirne la profondità e per esserne colpita, forse turbata da questo amore che ti toglie il fiato e che io non avevo ancora conosciuto.
Lo lessi nella mia camera della casa al mare, nei pomeriggi cocenti di agosto quando tutto tace, a parte le cicale.
Saigon anni '30: una ragazzina francese (più o meno della mia eta`di allora) e un uomo cinese, molto più grande di lei, si innamorano. Una storia d' amore disperato, infinito, stupendo e atroce, fatto di passione e negazione. Un amore che non avrà coronamento, non solo per la differenza di eta`, ma anche per il divieto categorico del padre di lui, ricco e cinese, che ha già combinato il matrimonio di suo figlio con una donna, ricca e cinese. 
E' la storia della scrittrice Marguerite Duras, che io amo per la sua scrittura scarna e laconica, le cui parole sono capaci di colpirti dritto nel cuore come delle frecce. E`una storia d'amore e di dolore. E' un libro di struggente bellezza e poesia, un libro dolce e amaro sulla complessità dell'anima e dei sentimenti. 
E anche una parte della mia storia ha inizio da quelle pagine, quelle della ragazzina francese e l'amante cinese. 
L' INDOCHINE, SAIGON, il MEKONG, il quartiere cinese... questi nomi riecheggiavano nella mia mente stracolmi di fascino, evocando atmosfere esotiche, il sogno, la magia del Diverso. 
E` anche per questo libro che ho studiato il cinese, per questo che vivo in Asia ed e`anche per questo Amore che dopo 23 anni sono andata finalmente a Saigon. 




Ho cercato la scuola dove ha studiato la Duras nei vicoli di questa stupenda e decadente citta`coloniale che profuma di gelsomino in estate e poi l'ho trovata. 
Le Quy Don, il liceo francese davanti al quale l'aspettava l'amante cinese nella sua macchina nera. 
Era la`, era come nel libro. 
E poi sotto la pioggia ho pianto. 
Ho pianto per quell'amore struggente, per tutti gli amori spezzati che non finiscono mai. 

"Anni e anni dopo la guerra, i matrimoni, i figli, i divorzi, i libri, era venuto a Parigi con la moglie. Le aveva telefonato. Sono io. Lei l’aveva riconosciuto alla voce. Le aveva detto: volevo solo sentire la tua voce. Lei aveva detto, ciao, sono io. Era intimidito, aveva paura come prima, la voce improvvisamente gli tremava e in quel tremito, improvvisamente, lei aveva ritrovato l’accento cinese. Lui sapeva che lei aveva cominciato a scrivere libri, l’aveva saputo dalla madre incontrata a Saigon. Sapeva anche del fratello piccolo, disse che ne aveva sofferto pensando a lei. E poi sembrava che non avesse altro da dire. Ma poi glielo aveva detto. Le aveva detto che era come prima, che l’amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d’amarla, che l’avrebbe amata fino alla morte". L'amante, di Marguerite Duras

giovedì 4 giugno 2015

Divagazioni di un giorno speciale


A volte i giorni speciali nascono così per caso, senza averli programmati nei dettagli e, in realtà, pur essendo niente di speciale. Un giorno come tanti, un giorno che capita e basta, perché e`sempre bello lasciare che le cose scivolino senza interferire nel loro scorrere.
Ecco, ieri e`stato uno di questi giorni in cui ti alzi e non sai cosa succederà.
Una bella giornata di sole, il caos tropicale che io amo tanto, ho preso la bici e ho pedalato. Ed e` bello perdersi, lasciarsi guidare dall'istinto, perché quello ha sempre ragione.
Così ho scovato angoli di Taipei che non immaginavo, ho respirato l'odore della mia Asia nei meandri più nascosti e mentre pedalavo, correvano come il vento nei miei capelli le immagini della citta`.
E quando il mio corpo, ormai stanco dall'afa e da tutto quel pedalare, mi ha chiesto una pausa, sono andata a rifocillarlo in una delle mie librerie preferite, quella aperta anche di notte, piena di storie di libri e di persone, che vorrei succhiare come fanno gli insetti con il nettare dei fiori. Si`, perché vorrei davvero avere una spirotromba (ricordo ancora quando l'insegnante delle elementari ci parlo`di questa piccola proboscide attraverso la quale gli insetti si nutrono di polline), infilarla tra le pagine dei libri o nella testa delle persone e succhiarne il contenuto.
Così` ieri mi sono ubriacata di immagini, di nomi, di titoli e di parole.
Ci sono tanti mondi in una libreria, così a volte basta andarci dentro per viaggiare. Prendi un libro e tac... ti ritrovi all'improvviso in uno stretto e affollato vicolo di una citta` sconosciuta, oppure a spiare i tormenti di due innamorati, o ancora a camminare tra le stanze di un libro di case proprio come una di quelle che sogneresti di avere e a sentire i profumi che esalano da un libro di cucina e poi e poi...
e poi a volte il tempo che impiego a fantasticare occupa così tanto spazio nella mia vita, che spesso non ne ho a sufficienza per fare quello che dovrei nella realtà.
E cosi` pedalo, pedalo e sorrido alla vita che sa sempre come stupire e non ti annoia mai.


venerdì 17 aprile 2015

Di Cina, di grilli, piccioni e di amori

Spesso mi chiedono cosa abbia la Cina di diverso dagli altri posti, per dare un senso alla mia passione per questa terra. A volte non ne capiscono la ragione. 
Perché ho studiato il cinese? Perché sono andata a viverci in Cina? Perché ho continuato ad amarla profondamente e continuo a farlo nonostante il Paese sia cambiato brutalmente e inesorabilmente (e ovviamente, in negativo)? 
Ebbene, ci sono tanti motivi. Tanti e diversi come sono i cinesi, con le loro etnie, la miriade di dialetti, di tradizioni, di superstizioni, di specialità gastronomiche, di geografie e potrei fare un lunghissimo elenco...
Ma ci sono delle cose che solo loro sanno fare con tanta poesia e delicatezza.

Tiziano Terzani, che come me ha vissuto tanti anni in Asia e che come me l'ha amata profondamente, raccontava:

"Tu pensa, un popolo che dedica il suo tempo - Mao avrebbe detto che “spreca” il suo tempo, e in parte non aveva torto- ad allevare i grilli fuori stagione per poter sentire d’inverno, quando fuori nevica, la voce della primavera... Perché il grillo dove sta? Sta al caldo, in una piccola zucca vuota, che è la sua casa, nella tasca interna della tua giacca. Il tappo è d’avorio intarsiato o a volte anche di giada, bellissimo.
Tutti questi erano i divertimenti dei manciu`. Di nuovo, la cosa che mi affascinava era che i cinesi non prendevano la prima zucca dell’orto e la mettevano a seccare. No! Quando la zucca veniva fuori dalla terra la mettevano in uno stampo di argilla nelle cui due metà erano incisi dei simboli, così che la zucca crescendo, premesse nei vuoti  dell’incisione e quando si aprivano le due metà lo stampo avesse impresso sulla zucca i caratteri della lunga vita o della felicità. Ma te lo immagini?
Alcune zucche invece venivano fatte crescere in forme perfettissime su cui poi venivano incisi con ferri infuocati paesaggi o scene di saggi nelle montagne. Tu, questa zucca la tenevi nella giacca e nel freddo della notte, mentre scrivevi una poesia o bevevi il tè nel tuo piccolo si he yuan, la tua casa col cortile, sentivi il cri-criii del grillo che ci stava dentro. (…)
Noi eravamo amici di Wang Shixiang, detto “Mobilia Ming Wang” perché era l’unico ad aver scritto sulla mobilia della dinastia Ming e l’unico ad aver scritto sull’arte di allevare i grilli. Ho imparato tanto da lui: come allevarli, cosa era buono per loro, cosa non era buono. Andavamo a trovarlo nella sua casa fatiscente con un cortile pieno della spazzatura dei suoi inquilini coatti. Lui era un uomo di una cultura straordinaria e gli avevano messo in casa dei caconi del partito che venivano dalla provincia. Se ne fottevano di lui e della sua cultura. Noi siamo stati di nuovo tra i primi  che lo andavano a trovare,  che lo apprezzavano, e lui ci adorava e mi introdusse poi all’altra grande passione che ebbi – e che non durò  tanto perché dopo fui arrestato- i piccioni. Avevamo un piccolo allevamento di piccioni!
Tu immagina una civiltà che è capace di pensare che se a un piccione gli leghi sulla coda un fischio (che come puoi capire, deve essere leggerissimo o il piccione non vola), quello emette un suono nell’aria. Se poi tu fai fischi di vario tipo e ogni fischio è di per sé uno strumento musicale con tanti buchi, con tanti suoni, e se tu hai tanti piccioni con tanti fischi tutti diversi, e lasci questi piccioni liberi per l’aria, senti allora la musica dei pianeti – wuuu! 
Ma che grande civiltà!" (tratto da "La fine e` il mio inizio", di Tiziano Terzani, ed. Longanesi 2006)

Come si fa a non amare un popolo che e`capace di tanta bellezza? 
Ecco perché io adoro la Cina.
Perché accanto a quella parte ignobile, corrotta, che sta cancellando la sua storia in nome del progresso e dei soldi, senza nessuna morale, senza nessuna etica e identità alcuna, sopravvive una Cina vecchia, la Cina che ho studiato, che e`nei miei libri e nel cuore di chi e`ancora cinese. 

Una Cina che e`stata una grandissima civiltà, con la sua storia e cultura millenaria e che ha prodotto una delle lingue più belle e più poetiche del mondo. 
Tempio del Cielo, Pechino 2004

martedì 7 aprile 2015

Shanghai, 23 novembre 2008

Non e`un post recente, ma risale agli anni in cui vivevo a Shanghai.
Ho ritrovato queste pagine in un vecchio quaderno colorato che odora ancora dell' incenso che usavo in quel periodo. Anche in queste righe parlo della mia esperienza con la medicina cinese tradizionale, che ormai e`diventata quasi come un appuntamento dall'indovino.
Comincia cosi`:

Ho avuto più volte modo di sperimentare la medicina cinese tradizionale con sedute di agopuntura 针灸 zhēnjiǔ e coppettazione 拔火罐 báhuǒguàn, ma una visita tanto accurata e precisa come quella di oggi non l'avevo mai fatta.
Seguendo le indicazioni scritte da una mia studentessa su un pezzo di carta ingiallito e sciupato, arrrivo (insieme a Igor) in un vicolo cieco chiuso da un cancelletto in ferro. La strada e` tutta bagnata e fangosa. Mi immetto nella stradina sino ad arrivare alla porta di un albergo. Una categoria bassa, ma abbastanza decente per gli standard cinesi. 2° piano. Stanza 1203.
Un medico che riceve in una stanza d'albergo e`un'assoluta novita`per me.
Aspetto qualche secondo fuori dalla porta per ascoltare i rumori che provengono dalla camera: una tv accesa e una musica. Busso ed ecco che un omino paffuto apre la porta e ci fa accomodare nel suo bizzarro "ambulatorio".
Io mi siedo accanto a lui, davanti a una piccola scrivania in legno e Igor si accomoda sul letto.
Senza dirgli niente, mi chiede di mostrargli i palmi delle mani, che scruta attentamente.
Scrive qualcosa su un foglio, fa dei conti matematici tra lo stupore mio e di Igor che ci chiediamo se sia un chiromante o un medico.
Guarda su, guarda giù, guarda le linee tra le dita e annuisce, come se leggesse in esse la storia della mia vita. Muoio dalla curiosità di sapere cosa vede. Dopo l'osservazione minuziosa di ogni segno, mi guarda e mi dice serio che non ho grossi problemi. Reni un po' deboli, pressione bassa che mi causa giramenti di testa in estate, una grande memoria e vede addirittura sulle mie mani che a 2 anni sono stata molto male. Ma come fa a saperlo? Glielo chiedo e mi risponde che ai lati delle dita c'e`una zona che e`il registro della nostra vita. Mi chiedo se ha letto anche il mio futuro, ma questo non voglio saperlo. O forse si`.
Dopo avermi praticamente picchiato per mettere a posto un nervo della spalla che mi irrigidiva la parte sinistra e dopo aver scritto una lunga lista di erbe, ho salutato quel tenero magodottore e sono andata in farmacia.
Di fronte al Tempio di JingAn: una delle più antiche farmacie di Shanghai. 3° piano.
Omini e donnine in camice bianco pesano su bilance antiquate erbe e radici essiccate, che prendono da armadi a muro di legno. Miliardi di cassetti piccoli piccoli da cui esce un odore delizioso di terra, di fiori, di spezie e di foglie. Riconosco il profumo di ginseng, di zenzero, di liquirizia e poi vari tipi di erbe, magari di qualche montagna himalayana sperduta e irraggiungibile.
Come tanti folletti, streghe e stregoni, scelgono, selezionano, pesano e cucinano in enormi pentoloni le pozioni dall'odore a volte ripugnante.

Una scena che ho cercato di imprimere nella mia mente per non dimenticare.

la ricetta



venerdì 9 gennaio 2015

Memorie di una geisha


Ieri sera ho finito di leggere "Memorie di una geisha", di Arthur Golden e, come mi succede con ogni libro che mi appassiona, se avessi il numero di telefono dell'autore lo chiamerei per chiedergli di parlarmi ancora di Sayuri e del Presidente, delle strade di Gion e di cosa ne e`stato delle altre geishe. Gli chiederei infinite volte "E poi?"- come facevo quando ero bambina e ascoltavo le favole che mi raccontavano mia madre e mia nonna e che spesso erano inventate, percio`non c'era fine ai miei "e poi", così come non c'e`fine alla fantasia.
"Memorie di una geisha" e`la storia di Sayuri, della vita crudele, ma anche affascinante di una ragazzina strappata ai genitori e venduta ad un'okiya (edificio dove vivono le geishe),  degli "addestramenti", la disciplina, della donna che diventa, dei suoi dolori e del suo amore. E`la storia di tante storie di donne ma anche di uomini, ambientata nella Kyoto del '900, la descrizione delicata e molto femminile della vita di una geisha.
Sono stata a Kyoto e ho girovagato tra le stradine del quartiere di Gion, riuscendo persino a vedere due geishe che sgattaiolavano in un locale nascondendo il viso e immortalandole in uno scatto. Dopo aver letto il libro, ora so che la donna con il colletto rosso era un'apprendista geisha, che accompagna la geisha vera e propria durante l'intrattenimento.


Ho letto questo libro tutto d'un fiato e, come sempre mi succede, affezionandomi ai personaggi, rallegrandomi e dispiacendomi per le loro.  Ero la`a guardarli e conosco alla perfezione i loro visi, potrei disegnarli se sapessi farlo, tanto li ho visti bene. Ho sentito ogni odore e avvertito la morbidezza delle stoffe pregiate dei kimono ricamati con fili d'oro e d'argento.

"Il cuore muore di morte lenta. Perdendo ogni speranza come foglie. Finche´un giorno non ce ne sono più. Nessuna speranza. Non rimane nulla, Se un albero non ha ne´foglie ne´rami, si può ancora chiamarlo albero?
Lei si dipinge il viso per nascondere il viso. I suoi occhi sono come acqua profonda. Non e`per una geisha desiderare. Non e`per una geisha provare sentimenti. La geisha e`un'artista del mondo che fluttua. Danza. Canta. Vi intrattiene. Tutto il resto e`ombra. Il resto e`segreto" (da "Memorie di una geisha").