venerdì 23 ottobre 2015

Saigon, je t'aime.



"Si sarebbe potuto credere che amasse quel dolore, che lo amasse come aveva amato me, profondamente, forse fino a morirne, e che adesso lo preferisse a me. A volte diceva che voleva accarezzarmi perché sapeva che ne avevo una gran voglia e voleva guardarmi quando arrivava il piacere. Lo faceva, mi guardava e mi chiamava la sua bambina. Avevamo deciso di non vederci più, non era possibile, non era stato possibile. Ogni sera lo trovavo davanti al liceo, nell’automobile nera, il volto girato per la vergogna". (Da "L'amante", di Marguerite Duras)

Avevo circa 13 anni quando lessi per la prima volta questo romanzo. Si`, per la prima volta, perché poi ne seguirono altre. 
Ero poco più che una bambina, ma già matura per capirne la profondità e per esserne colpita, forse turbata da questo amore che ti toglie il fiato e che io non avevo ancora conosciuto.
Lo lessi nella mia camera della casa al mare, nei pomeriggi cocenti di agosto quando tutto tace, a parte le cicale.
Saigon anni '30: una ragazzina francese (più o meno della mia eta`di allora) e un uomo cinese, molto più grande di lei, si innamorano. Una storia d' amore disperato, infinito, stupendo e atroce, fatto di passione e negazione. Un amore che non avrà coronamento, non solo per la differenza di eta`, ma anche per il divieto categorico del padre di lui, ricco e cinese, che ha già combinato il matrimonio di suo figlio con una donna, ricca e cinese. 
E' la storia della scrittrice Marguerite Duras, che io amo per la sua scrittura scarna e laconica, le cui parole sono capaci di colpirti dritto nel cuore come delle frecce. E`una storia d'amore e di dolore. E' un libro di struggente bellezza e poesia, un libro dolce e amaro sulla complessità dell'anima e dei sentimenti. 
E anche una parte della mia storia ha inizio da quelle pagine, quelle della ragazzina francese e l'amante cinese. 
L' INDOCHINE, SAIGON, il MEKONG, il quartiere cinese... questi nomi riecheggiavano nella mia mente stracolmi di fascino, evocando atmosfere esotiche, il sogno, la magia del Diverso. 
E` anche per questo libro che ho studiato il cinese, per questo che vivo in Asia ed e`anche per questo Amore che dopo 23 anni sono andata finalmente a Saigon. 




Ho cercato disperatamente la scuola dove ha studiato la Duras nei vicoli di questa stupenda e decadente citta`coloniale che profuma di gelsomino in estate e poi l'ho trovata. 
Le Quy Don, il liceo francese davanti al quale l'aspettava l'amante cinese nella sua macchina nera. 
Era la`, era come nel libro. 
E poi sotto la pioggia ho pianto. 
Ho pianto per quell'amore struggente, per tutti gli amori spezzati che non finiscono mai. 

"Anni e anni dopo la guerra, i matrimoni, i figli, i divorzi, i libri, era venuto a Parigi con la moglie. Le aveva telefonato. Sono io. Lei l’aveva riconosciuto alla voce. Le aveva detto: volevo solo sentire la tua voce. Lei aveva detto, ciao, sono io. Era intimidito, aveva paura come prima, la voce improvvisamente gli tremava e in quel tremito, improvvisamente, lei aveva ritrovato l’accento cinese. Lui sapeva che lei aveva cominciato a scrivere libri, l’aveva saputo dalla madre incontrata a Saigon. Sapeva anche del fratello piccolo, disse che ne aveva sofferto pensando a lei. E poi sembrava che non avesse altro da dire. Ma poi glielo aveva detto. Le aveva detto che era come prima, che l’amava ancora, che non avrebbe potuto mai smettere d’amarla, che l’avrebbe amata fino alla morte". L'amante, di Marguerite Duras